
Continuano ininterrottamente gli sbarchi dei clandestini sulle nostre coste. Oggi pomeriggio verso le ore 18,00 molti portopalesi del quartiere “Canalazzo” e C/da Cicogna notavano sbalorditi dai balconi delle loro abitazioni, nonché i bagnanti presenti in spiaggia, una strana imbarcazione con la prua diretta verso la spiaggetta adiacente a quella del “Collo” e vicina al Parco archeologico, dove si è arenata.
Dal peschereccio stile arabo, raccontano alcuni paesani, dalle stive e dalle coperta, hanno visto apparire, come una nube nera, esseri umani che si gettavano sul bagnasciuga e in mare, fuggendo verso il centro abitato, passando attraverso il Parco archeologico e le strade circostanti, per dirigersi verso “ la terra promessa”.
Scattato l’allarme, tutte le Forze dell’ordine, i volontari della Protezione civile, della Misericordia e i volontari dell’ENAL-Caccia hanno dato soccorso ai clandestini che ancora si trovavano nel luogo dello sbarco. In qualsiasi parte del paese si udivano sirene delle auto delle forze dell’ordine e delle ambulanze accorse, per dare assistenza ai poveri clandestini. Portopalo con i suoi volontari ha saputo dimostrare sempre in ogni occasione di saper accogliere questi disperati.
Si afferma che su quell’imbarcazione (peschereccio arabo) dai diciotto ai venti tonnellate erano stipati circa 250 clandestini di nazionalità eritrea e somala.
Se ci fermiamo un attimo a riflettere, invece di essere infastiditi dalla presenza di questi poveri disgraziati che fuggono dai loro Paesi africani utilizzando decrepite imbarcazioni che li porteranno non si sa dove, verso quella che credono la salvezza, potremmo comprendere la loro disperazione di essere umani che fuggono dalla loro terra natia, per la fame o perché sono perseguitati per motivi di razza, di religione o di opinioni politiche, perciò chiedono protezione in un altro Stato, e noi, non siamo ancora in grado, nonostante esistono precise leggi per poterli aiutare in modo più adeguato ed umano.
Molti di questi immigrati, giungono sulle nostre coste con ogni mezzo disponibile, sopportando fatiche bestiali e molto spesso, rischiando anche di morire durante il “Viaggio della Speranza”.
Noi italiani abbiamo centri di accoglienza e possediamo leggi non sempre adeguate per affrontare questo problema di non facile soluzione; penso sia possibile governare le migrazioni, operando con intelligenza e umanità, rilasciando il permesso di soggiorno solo se lo straniero, in un arco di tempo ben determinato abbia trovato lavoro che gli garantisca di potersi procurare i mezzi di sostentamento, una casa dignitosa ed il denaro necessario per il suo rientro in patria.
Altra soluzione efficace, per me, sarebbe che l’Europa dovrebbe mandare aiuti concreti nei paesi originari: soldi, personale specializzato, costruendo opere pubbliche adeguate, insegnando tecniche all’avanguardia in modo di risolvere localmente i problemi degli immigrati, evitando così che migliaia di persone lascino la loro terra natale.
La verità è che siamo ancora molto diffidenti verso questi immigrati e non ci ricordiamo che i nostri padri i nostri fratelli, anche se in modo diverso, sono fuggiti anche loro dall’Italia per cercare lavoro, in qualsiasi parte del mondo, per dare da mangiare alle loro famiglie, loro invece erano emigranti.
28 agosto 2012
Santino Quartarone
(foto di Salvatore Tilocca)